2020
RITA LEVI-MONTALCINI


RITA LEVI-MONTALCINI
Nel 1986, la neurologa Rita Levi-Montalcini riceve il Premio Nobel per la Medicina per la scoperta del Nerve Growth Factor (NGF), il fattore di accrescimento nervoso. Ma dietro l’onorificenza si cela una profonda insoddisfazione: la sua scoperta, rivoluzionaria sul piano scientifico, non ha ancora trovato una concreta applicazione clinica.
Tornata in Italia, durante un concerto di giovani musicisti a Torino, Rita assiste al malore della giovane violinista Elena Capriotti, colpita da un improvviso offuscamento della vista. Colpita dalla vicenda, decide di intervenire e affida la ragazza alle cure dell’oculista Poli-Richter e del suo promettente allievo Lamberti. La diagnosi è terribile: una rara neuropatia della cornea sta progressivamente compromettendo la vista di Elena, minacciando di condurla alla cecità totale.
Inizia così per Rita un percorso interiore e scientifico. Tra ricordi d’infanzia, l’ingresso nell’università negli anni ’30, le persecuzioni razziali, la ricerca clandestina durante il fascismo e il lungo esilio, la scienziata ripercorre le tappe del suo cammino, segnato dalla passione per il sapere e dalla paura di non poter alleviare il dolore umano.
Travolta da lettere di pazienti e famiglie che le chiedono miracoli, Rita si sente impotente, finché un’intuizione, nata da un insegnamento del suo maestro Giuseppe Levi, la spinge a tornare in laboratorio, affiancata dai colleghi Franco e Lamberti. La strada della sperimentazione porta a una possibile cura: un collirio a base di NGF.
Mentre Elena si prepara a un’operazione irreversibile, Rita riesce a convincere il primario a sospendere l’intervento e tentare una cura compassionevole. Il risultato è sorprendente: la vista della giovane violinista viene salvata e con essa la sua passione per la musica. Rita, in platea all’audizione finale di Elena, ritrova finalmente un senso pieno alla sua ricerca: trasformare la conoscenza in cura, la scienza in speranza.
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